Storia del Bandoneon italiano - Bandoneon

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Storia del Bandoneon italiano

STORIA CRITICA DEL BANDONEON
di Héctor Ulises Passarella

Il vero bandoneón (bisonoro o bitonico), nato in Germania alla metà dell’800 come organo portatile, ha certamente una storia assai singolare. Arrivato nel Rio de la Plata alla fine dello stesso secolo, è stato preso come strumento insostituibile per l’esecuzione del tango, che allora nasceva e si suonava con il flauto, la chitarra e la fisarmonica. Fin dall’inizio capirono che non era uno strumento facile da maneggiare: basti prendere un bandoneón in mano, aprire completamente il mantice e cercare di chiuderlo in quella posizione: scapperà via dalle ginocchia….. Ma certamente aveva delle possibilità che la vecchia fisarmonica non aveva: si poteva "cantare" anche con la mano sinistra e per di più con un timbro diverso, più drammatico……
Nessuno avrebbe detto che poi  il tango avrebbe acquistato, grazie a questo strumento, quel tono malinconico che oggi tutti conosciamo…….
E’ così che il bandoneón si inizia a suonare aprendo e chiudendo (prendiamo le registrazioni di Francisco Canaro, ad esempio, per avere una idea del suono che ne proveniva); poi a qualcuno venne in mente che molte delle difficoltà di esecuzioni, e forse anche per una esigenza di accentuazione che la sensibilità dell’epoca imponeva sempre di più, potevano evitarsi se si appoggiava il bandoneón su una sola gamba e si cercava di escludere quasi per completo l’esecuzione in chiusura (orchestre di Troilo, D’Arienzo, Pugliese, ecc.). E chiunque può riconoscerne il suono veramente affascinante!!!  Da un limite ne deriva una virtù!!!
Dal punto di vista tecnico il gioco consisteva e consiste nell’adoperare la forza di gravità dello strumento ed il buon uso della valvola, con il pollice destro che permette la continua chiusura del mantice….. Per poter essere più chiaro, userei un esempio che è quello come se il violinista o violoncellista suonasse, soprattutto i suoni staccati, con l’arco tutto in giù………..
Ora quando si dice che il vero bandoneón è uno strumento completamente tedesco, io andrei più piano: sebbene lo strumento nasce in Germania ed è costruito praticamente solo in Germania, non possiamo dire che non sia anche un po’ rioplatense, perché sono, senza dubbio i suonatori rioplatensi, che, attraverso le loro dettagliate richieste tecniche alla fabbrica tedesca, determinano nel bandoneón quella forma, quel peso, quella tastiera, quella perfezione, quella originalità e bellezza di suono mai più uguagliata e che finì negli anni 40 con la distruzione delle fabbriche durante la guerra!!!!!!!!!! A volte mi chiedo: perché i fabbricanti attuali, se vogliono rifare il bandoneón, non cercano di copiare quelli degli anni 30 (che io chiamo Stradivari!!!!) e rivolgersi a bravi suonatori (non a dilettanti!!!!) per avere dei consigli utili?
Oggi si sa poco del fatto che i bandoneón sparirono dai negozi di vendita di strumenti musicali negli anni 70 sia da Montevideo che da Buenos Aires…Il bandoneón si studiava pochissimo, e perciò i negozi avevano smesso di vendere bandoneón!!!!!!! Rimaneva sempre qualche negozio che aveva quei bandoneón costruiti (sempre in Germania) negli anni 50 e 60 e che, onestamente parlando, non erano dei grandi strumenti….vuol dire che chi aveva uno "stradivari" se lo teneva affettuosamente stretto....anche perché un bandoneón almeno fino al 1985, si poteva acquistare per appena 200/300 Euro. Niente!!!!!!!!!!!!

E’ stato il ritorno del Tango negli anni ‘90 a riportare la commercializzazione del bandoneón nel Rio de la Plata (e di conseguenza ad alzare il suo prezzo), ma soprattutto per un mercato Europeo e Asiatico…… E di quelle migliaia e migliaia di meravigliosi strumenti arrivati al Rio de la Plata negli anni 20-30, la metà circa di quelli sopravvissuti se ne sono andati ai due continenti citati!!!!!! Se almeno lo suonassero io sarei molto contento….ma un gran numero di essi sono oggi in mani a collezionisti…Che peccato!!!!!!!!!!!!!!!
Non sono assolutamente del parere che un bandoneón debba costare poco: se un bandoneón degli anni 30 (ad esempio un Arnold ) è in perfette condizioni (ha tutte le sue voci originali, conserva il suo mantice, ha subito pochissime accordature), è giusto che il suo prezzo sia alto. Penso anche che non manchino degli artigiani bravissimi ed intelligenti che oggi possano rifare un buono strumento…..ma dobbiamo dare anche all’artigiano la possibilità di campare fabbricando buoni bandoneòn, o no? Vogliamo metterci in testa che quel bandoneón degli anni 30 che tanto ci piace è uno strumento completamente artigianale? E allora per forza deve costare!!!!!!!!!!! E’ naturale che fabbricare oggi uno strumento così costerebbe moltissimo!!!!!!!!!!!! Ma varrebbe la pena!!!!!!!!! E niente c’è da cambiare a quegli strumenti degli anni 30. Sono perfetti da tutti i punti di vista!!!!!!!!! Solo faccio un appunto: se invece dei 71 tasti (38 per la mano destra e 33 per la sinistra) si aggiungessero quei 4 (con voce più grave) con i quali arrivavano al Rio de la Plata negli anni 20, oltre che a sostituire un paio di suoni ripetuti che ancora esso conserva, sarebbe tutto da guadagnare.
Spesso in Italia mi chiamano persone chiedendomi consigli circa la compravendita di qualche bandoneón attraverso Internet. Questo è impossibile se io non vedo lo strumento…. Ma il più delle volte mi arriva qualcuno con un bandoneón comprato tramite Internet che poi non è un bandoneón ed è ben lontano da potersi utilizzare….anche per iniziare a studiare. Consiglio sempre di diffidare da quelli che dicono che era lo strumento di Piazzolla…Fino a dove arriva la furberia!!!!!!!!!!!

Ma cosa accade con lo studio del bandoneón negli anni 70 e 80 nel Rio de la Plata? Finito l’apogeo del tango degli anni 40-50 si studia bandoneón sempre di meno fino agli anni 60 (non ci dimentichiamo delle nuove ondate musicali portate soprattutto dai Beatles) …..E qui vorrei arrivare a toccare un tasto che non l’ho visto mai toccare in questi ultimi 20 anni, neanche da alcuni bandoneonisti che avrebbero dovuto farlo: l’emergere del cosiddetto bandoneón classico, che fece girare la testa a molti. Quel rinnovamento tecnico apportato da Alejandro Barletta e poi seguito dal suo grande allievo Renè Marino Rivero. Io stesso vidi alcuni bandoneonisti del tango smettere di suonare per un po’ dopo aver ascoltato Barletta, ma erano altri tempi dove c’era un vero rispetto ed amore per lo strumento e per l’arte in generale.
Ho già spiegato in uno scritto dedicato a Barletta e Rivero che negli anni 70 non c’era un bandoneonista che, meravigliato del prodigio tecnico di questi due grandi maestri e della letteratura che loro eseguivano (barocco e brani contemporanei originali), non si sentisse attratto, affascinato dalla loro arte!!!!!!!! Non ci dimentichiamo che si era optato per un bandoneón da usare quasi tutto in apertura, perdendo in un certo senso anche il dominio automatico della tastiera in chiusura. Barletta e Rivero non solo avevano il dominio del mantice che gli permetteva di suonare aprendo e chiudendo senza che la qualità del suono cambiasse, ma avevano anche il dominio assoluto delle 4 tastiere (in pratica due aprendo e due chiudendo)!!!!! Barletta poteva suonare (aprendo e chiudendo) qualunque cosa a prima vista!!!!!!
E Rivero lo stesso. Questo lo comprovai quando una volta il maestro Rivero mi "sfidò" a suonare Bach a 2 bandoneón a prima vista. Dopo una pagina mi sono arreso!!!!!!!!! E così che piano, piano molti bandoneonisti del tango si avvicinarono a Barletta e Rivero provando anche loro a suonare in quel modo……. Ed altri lo fecero in forma autodidattica o di nascosto…. Allo stesso tempo Piazzolla continuava con il suo grande talento ed intelligenza a farsi conoscere in Europa.
Avevo 15 anni, e ricordo quando qualcuno mi segnalò per suonare un tango, magari uno di quelli che io suonavo con arrangiamenti del grandissimo Leopoldo Federico,
 in un programma televisivo di Montevideo, allora molto popolare, e il conduttore disse: "che me ne faccio di un ragazzino che suona tanghi con il bandoneón per più virtuoso che sia?; se suonasse un brano classico come Marino Rivero, si che lo inviterei!!!!!!!!!!!!!" Il conduttore sapeva bene che in mano a Rivero, il bandoneón diventava uno strumento diverso, veramente impressionante (un’altra tecnica, un’altra preparazione musicale, ecc) e che questo non sarebbe stato possibile per me……..Infatti il mio "promotore", un caro amico cantante, con molto rammarico rinunciò subito al suo affettuoso desiderio che era quello di farmi conoscere da un grande pubblico come "muchachito que rompìa el bandoneón"…….. Era da poco che avevo ascoltato suonare Rivero per la prima volta e dissi io stesso: il conduttore televisivo ha ragione!!!!!
Si, è tempo che si sappia che il bandoneón classico, nel Rio de la Plata, aveva conquistato il cuore di un certo pubblico colto e non solo e che noi bandoneonisti del tango venivamo visti come portatori di una eredità alquanto lontana della sensibilità odierna……… E purtroppo da qui nasce anche una grande confusione nel modo di suonare il bandoneón che si protrae fino oggi, a discapito della musica stessa: si suona Bach come se fosse un tango ed, a volte, il tango come se si tentasse di suonare Bach. Che confusione!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
In altre parole, e questo è un consiglio ai giovani aspiranti bandoneonisti, penso che per suonare il tango popolare sia ideale suonarlo come lo fanno ammirevolmente i grandi di questo genere (Piazzolla, Federico, Mederos ed altri), ma per suonare tutta quella letteratura che rientra nella cosiddetta musica "colta" (termine errato, secondo me, preferisco semplicemente musica) non si può rinunciare alla tecnica barlettiana, che permette una conoscenza completa dell’articolazione del mantice e di conseguenza il dominio assoluto per quanto riguarda i vari tipi di tocco, dinamica, timbrica, ecc.!!!!!!!!!!!!!! In pratica sono due bandoneón diversi!!!! Ed in base a queste differenze parecchi compositori sudamericani e perfino un italiano, il M° Giorgio Ferrari, a partire della seconda metà del 900 si ispirarono al bandoneón di Barletta, dedicandogli bellissime opere come Sonate, Divertimenti, Toccate, Concerti, ecc. Basti leggere i commenti di critici e grandi musicisti come Hindemith, Casals, Segovia per capire quanto ammirevole fosse l’arte di Barletta ed il fascino di questo altro bandoneón che io stesso identificai come appartenente ad un’altra galassia…..

Ma cosa accadeva e accade oggi con il bandoneón in Europa?
Quando arrivai in Italia nel 1980, dopo aver studiato con Rivero, e composizione, interpretazione e direzione con Guido Sanrtorsola, e aver dato più di un centinaio di concerti in Uruguay e Argentina con opere "classiche" sia da solo che con orchestre sinfoniche e da camera, dire bandoneón equivaleva dire quasi niente!!!!!! Già la Francia era un’altra cosa: lì viveva Piazzolla e altri bravi bandoneonisti del tango che si erano già istallati a Parigi da parecchio tempo. Ma parliamo sempre di una conoscenza non di massa.
Sicuramente in Germania si conosceva di più perché da sempre il bandoneón è stato usato un po’ per la musica folkloristica.
Si, in Italia in pochi ancora conoscevano Piazzolla e meno Barletta. Alcuni mi chiedevano: è quello strumento piccolino che quel jazzista argentino (Piazzolla) suona quando accompagna Mina e Milva? E qualche Associazione Amici della Musica o la Gioventù Musicale, tutte Associazioni per le quali io suonavo allora, ricordava un passaggio di Barletta in Italia ……. E ricordo che Barletta, che ho incontrato a Montevideo nel 1975, mi commentava che aveva già dato più di 1.500 concerti nel mondo, che aveva suonato molto in Francia perché lì aveva vissuto per parecchi anni e che perfino aveva suonato nella cattedrale di Lipsia!!!!!!!! Ma lui stesso allora diceva che c’era bisogno di più bandoneonisti che seguissero la sua strada per ottenere una più ampia diffusione di questa arte e così anche poter interessare, stimolare di più i compositori a scrivere per lo strumento….

In Italia, negli anni 80 realizzai decine e decine di concerti con opere di Frescobaldi, Haendel, Bach, Vivaldi, Rivero, Santorsola, Bartok, ecc. Non posso non ricordare la puzza sotto il naso di alcuni fisarmonicisti che mi dicevano: "peccato che suoni uno strumento oggi superato dalla fisarmonica"…….. Mi pare incredibile vedere quanti fisarmonicisti, oggi, abbiano quasi abbandonato il loro strumento per suonare  uno strumento mascherato da bandoneón , chiamato bandoneón cromatico (con lo stesso suono sia aprendo che chiudendo). Come se il vero bandoneón non avesse possibilità di cromatismo !!!!!!!!!!!! A me non importa se è uno strumento facilitato con una tastiera che non ha niente a che vedere con il vero bandoneón, ma mi interessa che si conservi il suo timbro inconfondibile e che ci sia più onestà intellettuale dietro il bandoneón….. Certamente questa mancanza di onestà intellettuale la si deve molto al business che si è creato dietro il tango provocato dal forte "vento milonguero" che va arrecando sempre più danni alla cultura rioplatense!!!!!!
Ma ancora esistono bandoneonisti che lottano per questa arte: oltre al "Centro del Bandoneón", che io ho fondato a Roma con il patrocinio dell’Istituto Italo Latino Americano e dell’Ambasciata dell’Uruguay in Italia, due grandi bandoneonisti argentini hanno fatto, fin dagli anni 80, scuole in Francia e Olanda, e mi riferisco a Juan Josè Mossalini e Cèsar Stroscio. Questi due Maestri hanno formato molti bandoneonisti che seguono una vera tradizione nell’arte del bandoneòn.
Per quanto riguarda i miei allievi, spero che loro abbiano sempre più voglia di conoscere e suonare questo strumento nella sua totalità e che con grande dignità possano lavorare per far sì che il bandoneón non venga solo conosciuto e divulgato come semplice strumentino al servizio di una gran parte dei milongueri con scopi tutt'altro che culturali, bensì mostrato in tutte le sue possibilità timbriche, tecniche ed espressive. Il bandoneón non può e non deve avere un ruolo che gli apparteneva 100 anni fa nel Rio de la Plata, in un momento storico impregnato di indesiderata solitudine e basso livello culturale, e che oggi non ha senso riproporre (l’unico senso è quello commerciale)!!!!!!

Come "Centro del Bandoneón", Associazione Culturale creata con tutti i miei cari allievi, vogliamo fare tutto ciò che è dentro le nostre possibilità: provare a portare lo strumento nei conservatori, nelle scuole musicali private; inoltre. vogliamo tenere conferenze, concerti, ecc. Ampliare la letteratura attraverso l’interesse che ci proponiamo di provocare in prestigiosi compositori contemporanei.
Ma certamente i giovani bandoneonisti dovranno studiare molto e non solo la tecnica del bandoneón: dovranno studiare composizione, avere conoscenze di base di direzione di orchestra, conseguire una cultura musicale generale, attraverso l’ascolto delle opere dei grandi maestri della storia della musica, ecc…. E tutto ciò con un occhio molto critico verso ciò che è arte perché il nostro strumento possa crescere sempre di più.


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