Marcelo Alvarez - Bandoneon

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Marcelo Alvarez



…BREVEMENTE CI RACCONTI "EL FUEYE"

1-Oltre al tango, che musica suona con il bandoneón?

Sebbene a 8 anni iniziai con il bandoneón tanghero e, senza che mai mi abbia abbandonato l'idea di comporre una musica che avesse a che vedere con il tango, sono stato anche, insieme ai grandissimi Alejandro Barletta e Renè Marino Rivero, pioniere del bandoneón cosiddetto classico, cioè del bandoneón originario. Infatti, il bandoneón, inventato alla metà del '800 dal tedesco Henrich Band per sostituire i piccoli organi portatili, è uno strumento straordinario che quando affronta, adeguatamente, il periodo barocco della musica o la sua, ancora ristretta, letteratura originale (prodotta da Barletta, Rivero, Castro, Ferrari, Gramatges, ecc…), può dimostrare molto bene le sue infinite possibilità timbriche, tecniche e dinamiche. Accade lo stesso nel tango, ma certamente in modo del tutto diverso.

2-Perche il bandoneón si trasforma nell’anima del tango?

Perché è uno strumento molto espressivo, possiede una grande ricchezza di armonici, un timbro drammatico e delle possibilità tecniche che la fisarmonica non aveva alla fine dell’800 ed inizio del 900, e cioè la possibilità di "cantare" con la mano sinistra. Certamente, senza il bandoneón, a partire dagli anni 30/40, il tango non avrebbe acquisito quella profondità che oggi riconosciamo.

3-Il tango ora è in auge, si sta ripetendo o sta rinascendo?

Direi che succede qualcosa che merita riflessione per non cadere nei luoghi comuni e contribuire a non far sparire di nuovo il tango. Perciò molte domande andrebbero fatte in questo senso. A mio parere, oggi non c'è una ripetizione del tango, ma neanche una rinascita. Non è una ripetizione perché l'Europa non è stata mai così come oggi interessata al tango, quasi più dei suoi genitori: Uruguay e Argentina. Non è una rinascita perché non dimostra nel 99% dei casi, circa, una identità, un rinascere con nuove forze, con nuove energie, con un riportarsi ai giorni di oggi. Ritengo che ci sia una grande volontà di farci vedere il tango come era prima di morire negli anni 60/70, senza contare che il tempo sia passato. Il tango rinascerà quando ci saranno più musicisti rinnovatori, quando arriveranno nuove coreografie, quando i testi non parleranno solo di cose vecchie che non riguardano più neanche il Rio de la Plata, bensì di altri temi che oggi ci affliggono, che ci ammazzano psicologicamente (e che coinvolgono e preoccupano anche il Rio de la Plata). Quando i nuovi interpreti penseranno un po’ di più al prodotto culturale-artistico e non all’opportunità che dà il momento. L'altro giorno sono andato ad un spettacolo di tango e che tristezza ho avuto: non c'erano i giovani!!!!!!!!!!  Perciò non mi stancherò mai di coinvolgere con il Festival Internazionale Tango y Màs (che da 4 anni dirigo nelle Marche) più giovani possibili.

4-Ha avuto modo di ascoltare il tango elettronico? cosa ne pensa?


Mi perdoni se prima le rispondo con un’altra domanda: lei pensa che qualcuno si sia seduto, anche una sola volta, ad ascoltare il tango elettronico? Per quanto mi riguarda, ho cercato di ascoltarlo, ma mi sono talmente annoiato che ho subito spento o cambiato canale alla ventesima battuta, circa. Ciò che faceva Piazzolla negli anni 70 con l'elettronica, era ben diverso, nonostante non perdesse lo sguardo commerciale. E penso che già lui si fosse accorto che non tutti lo ascoltavano come quando aveva il quintetto......

5-Il tango è rioplatense, secondo lei dove nasce?


Solo nel Rio de la Plata: a Buenos Aires e a Montevideo. Ma certamente niente nasce dal niente e quindi neanche il tango.........Chissà dove i nostri bisnonni italiani e spagnoli avevano già ascoltato un "tango"............ Lascio tutte le teorie del mondo a tante persone che si occupano e discutono appassionatamente di questo argomento. Perché dico solo nel Rio de la Plata? Perché il tango non è una composizione totale (e faccio un’eccezione per molti brani di Piazzolla, quasi tutti i miei, di Lamarque Pons e di qualcun altro), come molti credono. Così, come per lo più lo intendiamo, è melodia, arrangiamento, interpretazione e sopratutto interpretazione molto personale (ma sempre rioplatense). È un’arte quasi in cooperazione. Una cooperazione che non trova uguale in nessuna parte del mondo, soprattutto per la sua qualità! In base a questa teoria, secondo me è sbagliato, ad esempio, dire che Gardel  era un grande compositore di tango! Io direi: il grande Gardel era uno straordinario, ma veramente straordinario, melodista di tango (oltre che il magnifico cantante)!!!! E lo stesso vale per molti altri autori di melodie indimenticabili. Comunque, due cose fondamentali ci sono nel tango e certamente senza di esse non si riconosce il marchio del Rio de la Plata: l'interpretazione e l'arrangiamento, che trovano la loro entità attraverso un modo di dire che ha che vedere proprio con la lingua, con la cultura rioplatense. Prendiamo, ad esempio, un brano del grandissimo Piazzolla suonato ed arrangiato dallo stesso Piazzolla: c'è gente che dice : "vedo Buenos Aires". E ciò accade anche se Piazzolla a volte usa disegni ritmici ed armonie che non hanno niente a che vedere con il vecchio e semplice tango, ma con i compositori del 900 europeo ed il jazz. E tutto perché riunisce in modo magnifico questi due elementi sopra citati. In altre parole: il tango potrà avere i suoi antenati in Italia, in Spagna, a Cuba e, perfino, in Africa, ma questo "bambino", con i suoi difetti ed i suoi pregi, è stato partorito nel Rio de la Plata e la sua pronuncia (accento idiomatico chiamato "canyengue") non appartiene a nessuna parte del mondo, ma unicamente al Rio de la Plata! Certo che ci sono persino teorie che dicono che è nato in Finlandia e forse potrebbe anche essere vero; e perciò tutto ciò che ho appena detto potrebbe essere solo una grande stupidaggine, no le sembra?

6-Crede che chiunque possa suonare il "Fueye"?

Penso di sì, ma con un'unica ed assoluta condizione: l'amore per lo strumento stesso che permetta di dedicargli ciò che esso merita.

7-Ci dica un suo sogno e i suoi progetti.

Sono un sognatore nato..... e quindi ne ho tanti, ma forse quello che sempre mi ha accompagnato di più è il desiderio di vedere che tutti combattiamo con più grinta l'ingiustizia nel mondo o che l'uomo possa avere più coraggio per guardare in faccia quello che è giusto ed ingiusto. Non è vero che l'uomo non sa distinguere! Penso solo che non sa rinunciare! Un altro sogno: ho suonato in tantissime parti del mondo, e ripetutamente in tanti Paesi. Ho suonato nei più grandi teatri e con prestigiose orchestre sinfoniche dell’Europa e del Sud-America. Ho suonato, e con grande piacere, anche nei luoghi più umili della mia carissima città natale (Florida - Uruguay). Ma quello che mai ho fatto e vorrei riuscire un giorno a fare (e purtroppo credo che sarà molto difficile) è suonare davanti ad un pubblico di giovani di un luogo che non conosca il consumismo, la televisione manipolatrice e non abbia mai sentito parlare del tango, della sua "filosofia" e quanto altro. Sono sicuro che il tango piacerebbe nella sua giusta dimensione, il che sarebbe per tutti uno stimolo ulteriore alla ricerca di un prodotto artistico che possa rimanere nel tempo...........I miei progetti: ho avuto la fortuna 2 anni fa di poter creare a Roma il "Centro del Bandoneón" insieme all'Istituto Italo Latino Americano e all'Ambasciata dell'Uruguay in Italia. Ci sono molti e straordinari allievi di Roma, di Bari, di Pescara, della Sardegna, ecc… che mi danno la gioia di farsi prendere per mano per essere condotti in un mondo dal quale non si ritorna senza il passaporto che dimostri la conoscenza e il rispetto dello strumento.
Durante questo viaggio facciamo tanti progetti ed alcuni di essi sono già stati realizzati lo scorso anno nel Festival "Tango y Màs". Per questo 2011 guardiamo Roma con grande entusiasmo ed illusioni di poter contribuire con un prodotto artistico-culturale dedicato alla musica rio platense, in senso ampio, ed al nostro amato bandoneón..........








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